Cenere (Ashes)

(trans. Jonathan Galassi)

Avevi trovato la cenere.
Dove altri fecero festa
Restavano per noi la sera,
L’odore di bruciato e la cenere.

Che caldo ancora mandava
Da sotto il braciere deserto
E tu come la guardavi bianca
E ferma come si guarda chi

Ci ha aspettato. Pensavo di fare
Un fuoco, un calore più grande
Per te, di trasformare la cenere
In un rogo di foglie e di carte

Ma quella mandava solo poche
Scintille che non bastavano all’esca
E un fumo alto come le piante
E bianco. Non sapevo che la cenere

Non cambia. È sbagliato pensarla
Una cosa che resta, la cenere è
Qualcosa che inizia sempre. Lo sapevi
Tu che ti scaldavi solo di quel sapere,

Che avevi in te il tepore delle cose
Bruciate che non hanno né prima né
Dopo e sono giuste e bianche come te
Che avevi sempre capito la cenere.

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You had uncovered the ashes.
Others were celebrating
but what we found was the evening,
the odor of burning and ashes,

the warmth that we felt rising
under the empty brazier–
and you stared at them, white and still,
as at someone we know we’ve kept waiting.

I thought of building a fire
to make more heat for you,
make the ashes into a blaze
fed by leaves and paper,

but it only gave off a few sparks
that weren’t enough to catch fire,
and a white smoke that rose to the bushes.
I didn’t know ashes don’t change,

but it’s wrong to think they just stay;
ashes are always beginnings.
You knew it, and kept yourself warm
with this simple knowledge;

you were warmed by burned things
with no before and no after,
things right and white like you,
who always understood burning.